Mar. 11th, 2022

Diario

Mar. 11th, 2022 11:27 pm
CosT 12. Week 4.
M3: 300


Il giovane sedeva tra le rovine, un ginocchio stretto al petto e lo sguardo basso, perso nel vuoto. “Mi hai trovato tu?” Domandò, senza guardare il nuovo arrivato.
Fukuzawa scosse la testa. “Sai bene che non ci sarei mai riuscito.”
Dazai assunse una posizione composta. “Se lui è qui, non voglio parlargli,” disse, velenoso.
“Ne è consapevole.”
Gli occhi scuri si sollevarono su quelli azzurri dell’uomo più maturo. “Sei qui in sua vece?”
“No, sono qui per te,” rispose Fukuzawa. “Ci sono delle persone che sono preoccupate per te e che ti vogliono bene. E pur sapendolo, sei sparito nel nulla, lasciando il tuo bambino e il tuo compagno?”
Il viso di Dazai si addolcì, lasciando che la tristezza prendesse il posto della rabbia. “Non volevo fare del male a loro.”
“Loro ti perdoneranno,” lo rassicurò Fukuzawa. “Il punto è se tu riuscirai a perdonare chi ti ha ferito.”
Dazai si mordicchiò il labbro inferiore. “Tu sapevi tutto fin dall’inizio, vero?”
Fukuzawa annuì. “Non te lo nascondo.”
“Te lo ha detto lui?”
“Voleva che sapessi con esattezza quello che avevo tra le mani,” disse Fukuzawa. “L’Agenzia è stata una tua scelta. Lui ha solo giocato con le carte che tu gli hai lasciato.”
Dazai sorrise, sarcastico. “A che pro?”
Fukuzawa lo guardò dritto negli occhi. “Ti ha dato la vit-“
“Non lo dire,” lo bloccò Dazai, secco.
“Come vuoi.” Fukuzawa allungò il diario che stringeva tra le dita. “Ma la sua storia è anche la tua e puoi mentire a me quanto vuoi, ma non puoi convincere te stesso che non t’interessi.”
Dazai lo accettò. “Non sei mio padre, vero?”
A Fukuzawa venne da ridere. “Conosci già la risposta.”
“Sì, sì.” Dazai annuì. “Ma un po’ mi dispiace.”
“Andrai da lui, da Johann?”
“Sì, una riunione di famiglia penso sia necessaria.”
CowT12. Week 4
M3: 200

Quella riunione di mezzanotte non era esattamente quello di cui Ango aveva bisogno alla fine di quei due infiniti anni, ma Chuuya aveva bisogno di qualcuno. E non c’era nessun altro con cui condividere quella sua verità. Anche se non erano amici.
“Ti dirò una cosa… E lo farò perché sono completamente ubriaco e senza dignità, dettaglio che m’induce a credere che domani mattina non ricorderò assolutamente niente di questa conversazione. E lo dirò a te non solo perché sei completamente privo di dignità, come me, ma perché a chi mai lo andresti mai a raccontare?” Chuuya gli rise in faccia, camminando sul ciglio della banchina. Un passo false e sarebbe finito in acqua.
“Non ho mai creduto alle stronzate romantiche della mia età,” aggiunse il rosso, portando la bottiglia alla bocca per bere un altro sorso di vino. “Colpo di fulmine, anime gemelle. Bah! Cazzate da romanzo… Eppure, eppure, eppure… Ecco a pensare che lui lo sia per me.”
“Cosa?” Domandò Ango.
“La mia anima gemella.” Chuuya strinse le labbra, si sedette sulla banchina e lasciò affondare lo sguardo azzurrino nell’acqua nera del porto. “Dazai è la mia anima gemella, solo che io non sono la sua.”
CowT12. Week 4.
M3: 200


Chuuya mandò lo specchio in frantumi, decretando la fine di quella riunione strategica.
Quando lui e Dazai si guardarono di nuovo negli occhi, non avevano la minima idea di chi avessero davanti.
“Dovevo salvarlo!” Urlò Chuuya. Era disperato, non rabbioso.
Tanto bastò a togliere a Dazai il potere della parola. Quella che aveva davanti era una forza della natura che non conosceva e non sapeva come affrontare. Corruzione si lasciava domare da lui con un solo tocco, ma quella era una cosa diversa.
“Non è stata una questione di coscienza, ma putrido e basso egoismo!” Chuuya era fuori di sé, ma non nel modo in cui l’altro era abituato a vederlo. “Il destino ci ha legati e, maledizione, lo saremo fino alla morte. Ma se c’era un capitolo per me e te in questa storia, lo abbiamo già scritto.” Gli azzurri erano pieni di lacrime, ma era troppo orgoglioso per scoppiare a piangere davanti a Dazai Osamu. In particolare, quel Dazai Osamu. “Io non avevo il potere di salvarti, ma ho avuto quello di salvare lui.” Si riferiva al Cigno Nero, perché quello Bianco era sempre stato di Oda Sakunosuke. “E non intendo chiedere scusa a nessuno per questo!”

Ombra

Mar. 11th, 2022 11:30 pm
CowT 12. Week 4
M3: 300


L’Ombra lo guardava.
Per Dazai era come guardare in faccia l’abisso, quello che aveva dentro. Eccolo lì, stava ricambiando lo sguardo, esattamente come dicevano i saggi.
“Tu non hai idea…” Sibilò, girandogli intorno come un predatore affamato da troppo tempo. “Ero morente, sotto il portico, esattamente come è successo a te.”
Dazai conosceva già quella storia, strinse le dita sulle catene che lo costringevano alla sedia.
“Non provare a liberarti,” lo avvertì l’Ombra.
“E chi ti dice che ci stia provando?” Domandò Dazai, sarcastico. “Sei così bravo a trattare gli ospiti.”
L’altro gli rispose con la sua stessa espressione. “Non cercare la tua forcina. I tuoi trucchetti sono anche i miei e non puoi usarli qui.”
“Hai solo avuto il tempismo giusto.”
L’Ombra gli diede uno schiaffo col retro della mano. “E quello incatenato a una sedia se tu,” gli ricordò, poi riprese a raccontare. “Penso che Odasaku abbia capito che qualcosa non andava, penso di averlo guardato in un modo che… E io sono rimasto lì, immobile, in silenzio. Io non ho fatto i capricci, non ho tentato di farmi avvelenare con qualche stupido giochetto. Ogni volta che mi toccava era una tortura, perché sapevo di dovermi privare di lui, ma lui era lì e… No, non devi osare neanche pensare di potermi comprendere.”
“Sono lieto di non poterlo fare.”
L’Ombra lo afferrò per i capelli o lo costrinse a guardarlo negli occhi. Poi quella mano si fece più gentile, scivolò sulla guancia del prigioniero, quasi come una carezza. “Il giorno in cui hai iniziato a vivere, quando hai incontrato l’uomo che ami, è lo stesso in cui io ho iniziato a morire,” mormorò a pochi millimetri della sua bocca, quasi che volesse baciarlo. Si fece indietro, ridendo. “Benvenuto alla riunione di famiglia, fratellino.”

29 Giugno

Mar. 11th, 2022 11:31 pm
CowT12. Week 4
M3: 300

Il bambino si era addormentato tra le sue braccia, lo boccuccia a cuore dischiusa vicino al capezzolo.
Era sazio, caldo nell’abbraccio di chi lo aveva messo al mondo. Dazai stringeva una sua manina tra le dita, ancora incredulo. Staccargli gli occhi di dosso era impossibile: era perfetto.
Non si era mai permesso di sognare. Dietro le palpebre chiuse non aveva trovato altro che incubi, frammenti di una vita che non gli apparteneva. Ma anche se gli fosse stato concesso d’immaginare qualcosa di bello, non sarebbe mai riuscito a disegnare il viso del suo bambino con la sua fantasia.
Posò le labbra tra quei capelli rossi, morbidi come seta. Non poteva confrontare il loro profumo a nulla, forse solo a quello di Chuuya, ma era buono e non poteva fare a meno.
“Si è addormentato?” Il genitore da cui suo figlio aveva ereditato il colore dei capelli si avvicinò al letto. “Dai, prenditi una pausa?”
“Come se volessi prendermi una pausa da questa meraviglia.”
Chuuya non disse di rude che potesse spezzare quell’incanto. Era meravigliato almeno quanto lui.
Gli si sedette accanto.
“Quando è il suo compleanno?” Dazai si rese conto di non sapere nemmeno che giorno fosse.
“29 Giugno.”
“Oh, il tuo numero e il mio mese.”
“Non ha fatto un torto a nessuno,” concluse Chuuya.
Dazai lo guardò, prendendo coscienza che quella era la prima riunione di quella famiglia appena nata. “Gli serve un nome.”
“Oh, adesso gli serve un nome.”
Gli occhi di Dazai si fecero gelidi. “Avevo davvero paura che-“
“Lo so.” Chuuya passò il dorso dell’indice sulla guancia del bambino addormentato. “Non credere di essere l’unico ad avere avuto paura.” Una pausa. “Fumiya. Ho pensato a Fumiya.”
“Fumiya,” ripeté Dazai, provando quel suono sulle labbra. Sorrise. “E Fumiya sia. Benvenuto al mondo, Fumiya.”

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